LA VOCE DI PARMA del 20-01-2009

SPERPEROPOLI IN COMUNE

I “regali” di Natale di Vignali ai parmigiani

Anche l’antivigilia di Natale è continuato nella casa comunale, ai piani alti di Piazza Garibaldi, lo sperpero di denaro pubblico, cioè dei cittadini martoriati da tasse, da gabelle e da multe di ogni genere, che è continuato senza soluzione di continuità per tutto il 2008, anno secondo della Giunta capitanata dal sindaco Pietro Vignali.

Ecco solo alcuni esempi dell’ultimo colpo di coda di questo squalo dalle enormi fauci che inghiotte per finalità non certo primarie e molte volte inutili o assurde enormi risorse che potrebbero essere destinate per alleviare le tristi condizioni in cui versano ampi strati di cittadini.

Per le “pubbliche relazioni” del Comune di Parma non erano bastati i 40 mila euro stanziati condelibera di Giunta 1624, i 20 mila euro messi a disposizione degli scialacquatori comunali con le delibere n 1078 e 1263 e i 19.300 euro dilapidati con la delibera della Giunta di Vignali n 1667.

L’antivigilia di Natale i nostri pubblici amministratori si sono pappati altri 5 mila euro, forse per le letterine degli gli auguri da mettere sotto il piatto di qualche potente “padrino” della città.

Spiccioli, comunque, se pensiamo a quello che ci è venuto a costare (delibera della Giunta Vignali n 1875) il monumento della “Fontana delle tre religioni” di Cascella: la bellezza di 275 mila euro che avrebbero dovuto essere pagati con i soldi statali (sempre nostri) piovuti a Parma per l’Authority, ma che il Ministero si è rifiutato di pagare alla Stu Authority perché il monumento marmoreo non è mai stato collocato a dimora là dove avevano progettato di piazzarlo, cioè in mezzo alla rotonda di Strada Elevata.

L’altro monumento – che non si capisce che roba sia – posizionato al posto di quello, abortito, delle tre religioni monoteiste, commissionato a Cascella e “regalato” da Enia ai Parmigiani, è così venuto a costare ai… parmigiani, fatti due conti per capirci meglio, oltre mezzo miliardo di vecchie lire. Speriamo che nel 2009 questi politicanti da strapazzo smettano di farci tutti questi regali con i nostri soldi!

Passiamo alle determine, sostantivo che non si sa bene chi lo abbia coniato ma che, tradotto in italiano volgare, significa quasi sempre uno sperpero di denaro pubblico deciso direttamente dai dirigenti dei vari settori, senza dover scomodare i vip della Giunta.

Ebbene, con una di queste “determine” la dirigente Raffaella Rampini ha deciso di corrispondere una “indennità” al professor Marco Capra, presidente della veramente indispensabilissima (reclamata dal popolo parmigiano a gran voce)  “Istituzione Casa della Musica”di euro 1.311,88 (due milioni e mezzo di lire) mensili, oltre lo stipendio che certamente la generosa (coi soldi dei cittadini) tribù vignaliana gli corrisponde.

Il nostro, si chiederà qualcuno di voi, ogni mese subisce dei danni dall’espletamento di un incarico in una istituzione cittadina come questa che non si capisce bene a cosa serva oltre che, giustamente, a dare uno stipendio da dirigente (senza che ne abbia i requisiti, almeno a giudicare dalla protesta a suo tempo elevata dai sindacati) alla signora Trombetta, cioè alla consorte dell’ex sindaco Elvio Ubaldi?

No, non pensate minimamente una cosa del genere: il professor Capra si è meritato abbondantemente questa “misera” (solo il 40 per cento di quella degli assessori) indennità mensile per arrotondare  il salario poiché, come sta scritto nella “determina”, egli è “in possesso di specifiche e comprovate competenze in ambito musicale e musicologo”. Pensate un po’, improvvisamente la signora Rampini, dirigente del settore cultura, ha scoperto che quel signore che hanno messo a presiedere la Casa della Musica, possiede addirittura delle “specifiche competenze in ambito musicale”.

Meno male! Se ci avessero messo uno competente, che so io, in arti marziali o  nel gioco dello scopone scientifico, sarebbe stata una nota veramente stonata!

Un’altra cosa richiesta a gran voce dai parmigiani era, come ben sapete avendola richiesta anche molti di voi, era la “realizzazione di un’analisi relativa al futuro economico della città di Parma che delinei le politiche e le scelte strategiche da adottare nel contesto di una competizione sempre più globalizzata”.

Detto e fatto, l’antivigilia di Natale, mentre i parmigiani erano nell’attesa di salutare per l’ennesima volta la nascita del Bambin Gesù, il dirigente di Vignali a capo dell’Ufficio Stampa (e propaganda) che non sa evidentemente cosa strolgare per spendere i 332.480,00 euro prelevati lo scorso anno dalle tasche dei cittadini per magnificare l’opera del sindaco, li ha accontentati. Per la modica somma di 15 mila euro (una trentina di milioni di vecchie lire) ci penserà l’Adem Lab Srl a permettere a Vignali di competere, in futuro, grazie a quella relazione, con il resto del mondo (l’Europa l’ha già sbaragliata).

L’antivigilia di Natale i piani alti di piazza Garibaldi non hanno riservato solo lacrime e sangue ai parmigiani. Vi è stata anche una lieta novella. Abbiamo risparmiato, in un colpo solo, euro 2.400,00 (poco meno di cinque milioni di lire) che Luca Sommi, il nipote del prosciuttaio più rinomato di Parma, aveva deciso di regalare alla Gazzetta di Parma per una pagina di pubblicità per pubblicizzare uno dei più grandi eventi che il “ducato” abbia mai conosciuto dal Maria Luigia d’Austria ai nostri giorni:  il Reading di poesia “Della sera che scende” in programma nella giornata dell’8 dicembre.

Per questo straordinario evento che ha suscitato l’entusiasmo di centinaia di migliaia di parmigiani, colui che inventa gli eventi per delega di Vignali aveva stanziato 9.274,74 euro (18 milioni di lire), 2.400,00 dei quali regalati appunto alla Gazzetta di Parma per pubblicizzare il grande evento poetico. Quei soldi, però, Sommi ce li ha fatti risparmiare, ha deciso di non regalarli alla Gazzetta. Anzi, non ce li ha fatti risparmiare, perché con  una meravigliosa “determina” pre natalizia li ha fatti  dirottare sulla Mostra del Correggio. E immaginiamo che saranno finiti ugualmente alla Gazzetta di Parma, visto che quella doveva essere la destinazione.

LE POLIZZE CARTA STRACCIA DI CARIPARMA CREDIT AGRICOLE

DOPO PARMALAT ECCO IL NUOVO SCANDALO FINANZIARIO PARMIGIANO

Circa ventimila clienti di Cariparma Credit Agricole, cioè tutti coloro che, negli ultimi anni, si sono lasciati convincere dai funzionari della banca ad acquistare le polizze vita Azione Più, rischiano di fare la fine degli acquirenti dei famigerati bond carta straccia della Parmalat, cioè rischiano di perdere tutto quanto versato nelle casse dell’istituto di credito parmigiano che dalle “mani bucate” del “banchiere – imprenditore” Luciano Silingardi, dopo varie vicissitudini è finito in quelle – che parevano ben più rassicuranti – del “banchiere contadino”  monsieur René Carron.
Anche se la notizia – che ha dell’incredibile in una città dove i risparmiatori hanno appena pagato un pesante tributo alla grande truffa orchestrata dalle banche e dai ragionieri di Collecchio – non è mai stata resa nota dalla stampa di  “regime” scritta e parlata cittadina, le “vittime” hanno trascorso un Natale da incubo avendo ricevuto a casa  una letterina inviata da Credit Agricole che preannuncia la catastrofe finanziaria dovuta al fatto che la Glitnir, cioè la banca islandese che garantiva il rientro quanto meno del capitale versato, non è più in grado di garantire nulla perché fallita.
In poche righe ferddamente commerciali, nemmeno anticipate dal canonico “siamo spiacenti…” la comunicazione ai clienti Cariparma – Credit Agricole che hanno perduto tutto quanto investito nelle polizze vita “Azione Più”:

“Oggetto: Suo contratto di assicurazione Azione Più. Situazione di Glitnir Banki HF. Considerata dalle maggiori società di rating ‘Investiment Grade’ fino al 7 ottobre 2008, in tale data è stata oggetto di un intervento straordinario da parte della autorità di vigilanza islandesi… Polizze Crédit Agricole Vita con sottostanti titolim di debito emessi da Glitnir Banki HF. Le seguenti polizze della Compagnia hanno come sottostanti titoli di debito emessi da Glitnir Banki HF: 1)Aazione Più 31.03.2012; 2) Azione Più 15.07.2010; 3)Azione Più 30.12.2011; 4)Azione Più 31.12.2013; 5)Azione Più 7.12.2009. Tali polizze non prevedono contrattualmente alcuna garanzia di rendimento minimo o di restituzione del capitale nominale a scadenza e durante la vigenza del contratto. Pertanto, l’investitore – contraente assume sia il rischio di mercato connesso alla variabilità della struttura sia il rischio di credito connesso all’emittente Glitnir Banki HF.

Qualora non dovessero essere prese – da parte dell’emittente o da parte delle autorità islandesi competenti – misure a sostegno dei debiti dell’emittente stesso, non si può escludere che una eventuale ripresa delle quotazioni possa evidenziare prezzi particolarmente penalizzanti rispetto ai prezzi iniziali a cui il premio è stato investito…”.
A questa lettera, datata 16 ottobre 2008, Crédit Agricole ne faceva seguire un’altra, una settimana dopo con la quale, dopo avere nuovamente riversato la colpa dell’accaduto sulle società di rating e sulla grave crisi internazionale, assumeva un generico impegno a “porre in essere ogni ragionevole misura volta a tutelare il capitale da lei inizialmente investito, nelle forme e nei tempi che le verranno di seguito indicati”.

Un generico impegno al quale in seguito e fino ad oggi è seguito solo un assordante e, per  i clienti di Cariparma Crédit Agricole, sempre più angoscioso silenzio, sia da parte della banca, sia da parte dei giornali, che li ha convinti di essere stati abbandonati a se stessi, senza nemmeno il conforto del clamore e della indignazione che aveva accompagnato la notizia del crac della Parmalat e della truffa dei bond carta straccia della multinazionale del latte.
Un approssimativo calcolo basato sui 300 milioni di euro rastrellati fra i clienti di Cariparma Crédit Agricole e l’importo medio per polizza vita di circa 15 mila euro, fa ritenere che siano circa 20 mila gli investitori, in buona parte parmigiani e parmensi, che sono caduti in questa nuova trappola inventata dalla finanza creativa di questo inizio di terzo millennio che ha portato all’attuale disastro economico mondiale. Come ci ha riferito uno dei malcapitati, a tutti i clienti della maggiore banca cittadina veniva “pressantemente” proposto di sottoscrivere una delle polizze vita e pochi pare siano stati coloro i quali non hanno saputo resistere a quelle che parevano delle condizioni molto vantaggiose, visto che, così come veniva descritta l’operazione c’era solo da guadagnare e nulla da perdere perché il rientro alla scadenza del capitale versato, al meno a parole, veniva garantito e il rischio era solo quello di non ottenere un rilevante surplus se non si fossero verificate, a scadenza polizza, certe condizioni che variavano da contratto a contratto. Quello che al cliente non veniva detto, inoltre, era che il dieci per cento dell’investimento veniva incamerato immediatamente da Cariparma Crédit Agricole, cosa che avrebbe reso comunque assai difficile un rendimento cospicuo  anche se non si fosse verificato il drammatico evento del defaul della banca islandese che garantiva l’emissione.
Ma perché i funzionari della banca cittadina ritenuta dai parmigiani più affidabile dopo il passaggio della proprietà in mani francesi si comportavano in un modo come questo così poco limpido e poco trasparente da ricordare da vicino il piazzamento da parte delle banche dei bond carta straccia della Parmalat, della Cirio e argentini? La risposta pare essere proprio in quel 10 per cento che Cariparma Crédit Agricole  incamerava subito al momento della sottoscrizione della polizza: un dieci per cento che applicato sui 300 milioni ha fatto entrare nelle casse  della banca denaro fresco per un importo di 30 milioni di euro che ha rappresentato un bel contributo al conto economico dell’istituto di credito. Una bella incamerata di denaro che induceva, pare, i piani alti dell’Istituto a fare pressione sui dipendenti affinché venisse “spinta” il più possibile la vendita di quel prodotto finanziario che già di per sé, grazie alla sua tranquillizzante denominazione di assicurazione, era più facile da piazzare presso la propria clientela alla ricerca di investimenti sicuri dopo le esperienze ed il clamore delle grandi truffe finanziarie di inizio 2000.  Ma pare non ci fosse soltanto una spinta della banca nella collocazione di queste polizze vita. Anche i dipendenti facevano gara a chi ne vendeva di più perché i più “bravi” venivano premiati con viaggi premio in splendide località turistiche, con soggiorni in hotel principeschi. Ogni anno li aspettava una splendida vacanza. Praga, San Pietroburgo, l’isola di Creta, l’Andalusia e per ultimo il Marocco in Hotel extralusso sono stati i viaggi premio goduti dai più abili venditori delle polizze vita di Cariparma Crédit Agricole, viaggi premio pagati dai clienti della banca che ora rischiano di perdere tutti i risparmi investiti.

I SETTE PECCATI DELLA GLOBALIZZAZIONE

Rispondo ad una lettrice che si è chiesta come in poco tempo siano potute avvenire crisi a catena un po’ ovunque nelle economie occidentali e cosa i responsabili di economia e politica faranno per porvi rimedio.

La così detta globalizzazione ha avuto uno sviluppo accelerato e, quel che fa impressione a debito e ciò ha avuto effetti perversi ed indesiderati con crolli a catena che potevano gettare il mondo occidentale in un baratro se i governi non fossero intervenuti a suo di miliardi.

Questo fenomeno si è sviluppato in un quadro legislativo e di regolamenti carenti ed inadeguati che ha permesso indebitamenti crescenti e scoppio di bolle immobiliari di notevole portata (Stati Uniti e Spagna in testa) che hanno portato alla presente situazione di crisi globale.

Come i vizi e i peccati capitali sono state individuate sette piaghe della globalizzazione: subprime; crisi dei mercati finanziari; crisi delle borse; collassi bancari; carte di credito; corporate bond e derivati. Una frana che deve essere imbrigliata e ciò non può che avvenire attraverso l’istituzione di regole. Infatti alla globalizzazione dei mercati non è corrisposta una globalità giuridica e istituzionale delle regole dell’economia.

Ciò è paradossalmente è l’aspetto positivo della crisi economica globale: l’urgente necessità di cambiamenti di rotta, nuove regole, forti richiami all’etica e un ruolo forte della politica, intesa come potere regolatore dello Stato, dei governi e delle istituzioni internazionali. Non è il capitalismo ad essere messo in discussione ma la cesura che si è drammaticamente aperta tra sistema finanziario e capitalismo produttivo. Questa crisi deve essere l’occasione per ricostruire e ridisegnare il sistema. La legge è il veicolo per introdurre in economia un sistema di valori sociali ed etici.

Ciò è quanto si propongono i governanti europei che la scorsa settimana si sono riuniti a Parigi. E’ l’unico modo di evitare che situazioni simili si ripetano, ma occorre agire in fretta e di comune accordo per evitare che soluzioni non concordate in sede comunitaria aggiungano altri problemi.

Grossa condanna ad una banca per i bond cartastraccia
La Cassa di Risparmio di Venezia è stata condannata a risarcire un risparmiatore che aveva convinto ad investire tutti i suoi risparmi in bond argentini; dovrà risarcirgli 1 milione e79 mila euro. Il principio cui si è ispirato il giudice (il presidente del tribunale di Venezia Marina Caparelli) nella sua sentenza sicuramente sarà un punto dottrinale che farà testo: non importa se quello acquistato è un bond spazzatura o no, e non conta nemmeno che il risparmiatore sia un investitore esperto o sprovveduto, ciò che conta è che la banca non faccia investire tutto il patrimonio del cliente in un unico prodotto.

Se non si astiene da ciò compie un’azione inadeguata perché non ha provveduto alla diversificazione del rischio e quindi in caso di fallimento deve risarcire il cliente.

Ci chiediamo ora: quanti clienti delle banche locali, specialmente quelli della Cassa di Risparmio che coi bond Parmalat ci  ha marciato, sono stati “consigliati” ad investire in  quei bond tutti i loro risparmi? Sicuramente un numero molto elevato.

Per questi clienti rimasti al verde si apre una nuova speranza. Le banche interessate sono avvisate.

QUEL “LAGO” RIMASTO UN LIBRO DEI SOGNI

La Cassa di Espansione della Parma non “tiene”, è una “cattedrale nel deserto”

La Cassa di Espansione oltre a contenere le piene doveva essere un lago su cui fare sport e atto pure a produrre energia idroelettrica, ma lo specchio d’acqua non è mai entrato in funzione, la Cassa è una specie di colabrodo, lascia filtrare l’acqua che arrivando a cumuli di rifiuti solidi urbani, stoccati accanto ad essa, inquina il terreno sottostante. C’è spazio per l’intervento degli organi di controllo.

Ci sono voluti molti anni e molti milioni di euro, ma finalmente la “cassa di espansione sulla Parma a monte della città è stata inaugurata. Chi non ricorda i “peana” sulla Gazzetta per quest’opera ciclopica che finalmente metteva in sicurezza la città da bibliche inondazioni. Paginoni e grandi fotografie ove sindaco, assessori, impresari e invitati guardavano ammirati la “diga ducale”.
Oltre a contenere le piene ed evitare l’esondazione del torrente, che nel 1983 sopportò bene una notevole piena, la “Cassa di Espansione”, questo il termine tecnico, aveva degli importanti corollari.

Doveva essere un bacino di riserva d’acqua, cosa specialmente in questi periodi a rischio siccità molto importante, tanto che si sollecita da più parti la creazione di microbacini lungo il percorso dei torrenti provinciali.

Doveva servire per dosare lo scorrimento delle acque nel torrente e così garantire anche d’estate lo scorrimento delle acque ed evitare di vedere la Parma come una specie di savana.

Doveva addirittura diventare una specie di idroscalo nel quale poter svolgere sport acquatici come canottaggio e vind-surf.

Doveva pure essere fonte di produzione idroelettrica, ottenuta regolando il deflusso delle acque dalla chiusa.

All’inaugurazione la diga raccolse una discreta quantità dell’acqua fluviale e si videro subito i benefici sulle falde sotterranee.

Tutte queste importanti premesse rimasero però sulla carta. Ci si accorse che il bacino “perdeva”, cioè l’acqua filtrava dalla ghiaia del suo letto e bypassava la sponda che la conteneva e ciò, a parte il disguido tecnico, aveva negative ripercussioni dal punto di vista ambientale che riguardavano il pericolo di inquinamento.

Per spiegare il fenomeno occorre fare un passo indietro di parecchi anni. In quel periodo (gestioni di sinistra) l’Amnu localizzò parecchie discariche di rifiuti solidi urbani lungo la Parma. Allora non c’era la raccolta differenziata e in quei cumuli ci finiva di tutto. Quando si pose mano alla costruzione della Cassa di Espansione tutto quel “rudo” fu spostato ed ammucchiato proprio a ridosso della diga di contenimento, costruita con la ghiaia scavata lungo il torrente, e coperto con teloni di plastica. Osservano quei cumuli e facendo un conteggio di massima non si sbaglia se si quantificano quei rifiuti in 300 o 400 mila metri cubi.
Sicuramente tutti quei rifiuti furono accumulati e non portati a discarica per l’enorme costo che la cosa comportava.

L’avere una montagna di rudo coperta, anche se squarci nei teloni sono ben visibili, a ridosso della diga era esteticamente poco simpatico, ma la cosa poteva finire lì, ma non era così.

Come “La Voce” ha pubblicato la scorsa primavera si è constatato che l’acqua che filtra arriva subito a lambire i cumuli dei rifiuti e mescolandosi ai loro liquami penetra nel terreno e inquina le falde. Di qui lo stop a riempire l’invaso. Ecco il motivo per cui nei mesi scorsi l’enorme massa d’acqua che la Parma ha portato a valle non è stata trattenute dalla diga, ma lasciata scorrere.

Sotto la diga sono state costruite, o sono in costruzione, delle villette e qualcuno si è chiesto se quelle infiltrazioni potrebbero interessarle, visto che la loro distanza dall’invaso è uguale a quella dei cumuli dei rifiuti.
Le domande che sorgono spontanee di fronte a questa situazione sono tante e riguardano gli studi preventivi, le carenze progettuali, le operazioni riguardanti le discariche, sino ai rimedi da porre in essere affinché le premesse tanto strombazzate possano realizzarsi: lago per lo sport, bacino per le acque, produzione idroelettrica.

Su questo punto si sente parlare di un progetto, ma nessuno l’ha mai visto. Questa materia recentemente ha visto l’intervento della Regione Emilia Romagna che ha posto molti “paletti” alle iniziative private di produzione idroelettrica; sono pastoie burocratiche tese, si pensa, a ricondurre tutta la materia sotto il controllo politico amministrativo di Bologna.

Si è sentito pure parlare di deflusso minimo ingestibile, ma francamente su questo argomento occorrono i lumi dei tecnici specializzati.
L’iter per la realizzazione della Cassa di espansione, un invaso enorme esteso per parecchi chilometri lungo il corso del torrente, è stato molto laborioso ed ha subito molte interruzione, per cui quando lo stesso è stato finito tutti i cittadini hanno esultato e si sono sentiti sicuri dal pericolo di inondazioni, anche se piene molto pericolose della Parma nessuno se le ricorda. La sicurezza ora esiste, ma solo quella e non quanto le autorità si proponevano di accompagnarvi come sopra illustrato.

A bocce ferme la prima cosa da fare è far sparire i cumuli di rifiuti, una cosa indilazionabile che comporta costi altissimi. Chi paga?
Poi occorre trovare una soluzione che almeno limiti le infiltrazioni nel sottosuolo. Sono problemi enormi che però le autorità dovrebbero affrontare mentre, a quanto sembra, l’inerzia regna sovrana.

Vi sono pure alcuni che si chiedono se questa situazione non derivi da errori di progettazione o di carenze nell’esecuzione e, fossero appurate queste ipotesi, se la stessa non dovrebbe richiedere l’intervento della Procura o della Corte dei Conti.

Insomma è un bel pasticcio, un pasticciaccio alla parmigiana come spesso si verifica: si legge sulla stampa cittadina di cose eccezionali realizzate in città o in provincia, si lodano gli esecutori in modo esaltante e poi nessuno più ne parla e spesso si vede che le lodi sperticate erano del tutto fuori luogo o premature. Siamo sempre più superficiali e vanesi.

Ad ogni modo è ora di risolvere questo problema, Parma non diventi pure la città degli struzzi.

La lettera della settimana

Caro direttore,

Ferruccio De Bortoli, direttore del “Sole-24 Ore” , viene a Parma il 3 dicembre a ritirare il premio “Baldassarre Molossi “ come “ Direttore dell’anno” e tiene una concione dal titolo “I riflessi della crisi finanziaria sull’economia reale” ed a un certo punto fa : “ …Questa crisi dimostra l’importanza di una stampa libera e indipendente …” , e lì nei pressi c’era Giuliano Molossi , quello che si è accorto del crack Parmalat dopo mesi !

Situazione davvero kafkiana!

Per fortuna ci sono dei giornalisti che non ci stanno e danno ai lettori qualche garanzia in più perché non corrano a gettare ad occhi chiusi i loro faticati risparmi nelle mani di aziende decotte ed imprenditori truffaldini alla Tanzi.

Così scrivono il trentuno dicembre scorso sul Corsera i giornalisti del Cdr del giornale milanese: “In una fase confusa e delicata, questa Redazione continua ad avere chiaro che il Corriere della Sera non è uno strumento nelle mani degli azionisti ( ossia i banchieri, imprenditori, finanzieri e capitani d’azienda che controllano la RCS, ndr) e vi ricorda ancora una volta che la missione di un giornale è di assicurare un’informazione libera, pluralista e, sempre e ovunque, indipendente”.

Chapeau ! Temo che una lettera simile non partirà mai dai giornalisti della Gazzetta di Parma !

Francesco Visentini
Parma, 04/01/2009

Nasce il Blog della VOCE DI PARMA

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Uno spazio online dedicato all’informazione di Parma e ai lettori della Voce di Parma.

Un blog aperto ai commenti dei lettori, una dimensione alla ricerca del confronto sui temi della nostra città.

In questa fase iniziale stiamo caricando articoli sia recenti che di qualche anno fa. L’obbiettivo è realizzare un archivio storico parziale e cronologicamente omogeneo, accessibile ovunque e da chiunque.

LA VOCE DI PARMA del 25-11-2008

CHE STRANI QUEI RAMBO

Vignali scarica i rambo che ha mandato allo sbaraglio

Il sindaco Pietro Vignali adesso scappa. Fugge impaurito, come un disperato, dalle proprie responsabilità, senza rendersi conto che le ha appiccicate addosso, nere come la pece. Lui non ha colpe. Non c’era e se c’era dormiva. Lui non c’entra che era apparsa chiaramente fin dall’inizio – e noi così l’abbiamo fin d’allora qualificata, senza bisogno di attendere i responsi della Procura – una squadraccia “fascista” (peggio ancora, razzista) di “rambo” – più che mai strambi – che è piombata addosso, come in un film poliziesco, al povero Emmanuel Bonsu, “colpevole” di essere arrivato a Parma – città ducale e capitale europea (dei megalomani con la puzza sotto il naso) – dall’Africa nera e di aspettare al Parco Falcone Borsellino l’inizio dell’ora delle sue lezioni serali all’Itis.

Una squadraccia che lo ha pestato di botte, terrorizzato con pistole puntate alla testa per costringerlo a confessare di essere il “palo” di uno spacciatore di droga. Che lo ha “sequestrato” portandolo al comando di via del Taglio, assurto alla vergogna di una piccola Guantanamo parmigiana. Che lo ha umiliato costringendolo a denudarsi e a fare flessioni con una bottiglia in testa. Che lo ha irriso definendolo “scimmia” e “negro”.

Una squadraccia “razzista” che poi ha vigliaccamemte completato il quadro delle proprie nefandezze accusandolo di reati mai commessi con false denunce all’autorità giudiziaria basate su falsi verbali.

Una squadraccia di una decina di energumeni che, ad abundantiam, ed è questa una notizia fresca fresca, ha “sequestrato” anche due ragazzi minorenni portandoli nella caserma di via del Taglio accusati di essere i clienti dello spacciatore e del “palo”.

No, Vignali non c’entra con tutta questa storia orrenda che ha gettato su Parma e sui parmigiani il fango del razzismo pochi anni dopo averli sputtanati in tutto il mondo con lo scandalo della truffa planetaria dei bond carta straccia della Parmalat. Dopo avere cercato di insabbiare tutto, difendendo a spada tratta questa banda di “pubblici ufficiali” violenti, l’allora comandante donna dei vigili e l’assessore Monteverdi che con ancora maggior foga ha “coperto” quella vergognosa operazione, di fronte alle pesantissime accuse della Procura della Repubblica, il sindaco non trova di meglio che cercare di fuggire lontano da quella squadraccia di energumeni di cui la cosa che più impressiona – per il concetto che abbiamo noi della femminilità – è il fatto che fosse comandata da tre donne, visto che alle due rambesse (si dice così?) presenti sul posto a coordinare il “pestaggio” si aggiunge la comandante Emma Monguidi che l’aveva formata con “agenti scelti” (evidentemente dopo una selezione alla Bud Spencer, a base di pugni e calci, fra i duecento agenti municipali) e mandata a svolgere una operazione che anche senza quelle violenze, era di per sé fuori dalla legge e dai regolamenti del corpo della Polizia Municipale.

Il sindaco Pietro Vignali non c’entra. Non è stato lui (e i suoi compari) ad aizzare i parmigiani in campagna elettorale, per raccogliere qualche voto in più, contro gli immigrati, colpevolizzandoli per la “sensazione” di insicurezza in città per la piccola criminalità (furti e scippi), distogliendoli dai grandi scandali economici, finanziari e bancari che hanno “scippato” anche a molti nostri concittadini i risparmi di una vita. Non è stato lui, pressato anche dai post fascisti che sostengono il suo governo, a volere la cosiddetta “carta di Parma” che chiede mano libera ai sindaci proprio su questo tema, non è stato lui a decidere di dotare i vigili di manganelli e – assurdo e ridicolo – i “rambo” addirittura di elicotteri forse ammaliato e suggestionato da quello spettacolare ripescaggio – ripreso dalle telecamere e mandato in onda con entusiasmo dalle tv padronali locali – nell’Enza, con mezzi aerei, appunto, di una prostituta che aveva cercato la fuga da una retata della polizia buttandosi appunto nel fiume.

Oltre alla già accennata presenza femminile al comando della squadraccia che ha picchiato e umiliato Emmanuel la cosa che più ha impressionato a proposito di questa “esemplare” operazione è stata la sbaddataggine di questi soggetti che evidentemente cercano di combattere dei problemi personali con la violenza. Pestare degli innocenti in un parco pieno di gente alle cinque di sera raccontando poi di essere stati aggrediti, non è il massimo dell’arguzia. I film polizieschi devono aver loro rovinato il cervello.

Oltre alle pesantissime conseguenze penali, insomma, hanno fatto la figura di rambo un po’ strambi..

LA CRISI E GLI ECONOMISTI

Mi scrive un lettore chiedendomi se non era possibile per gli economisti americani, fra i quali pullulano i premi Nobel, prevedere almeno per grandi linee, l’attuale crisi finanziaria che dagli Stati Uniti si è riversata, e non ancora completamente, sull’Europa. Una domanda pienamente giustificata, tanto che la stessa Regina d’Inghilterra, Elisabetta II, l’ha rivolta negli stesi termini al presidente dello Stock Exchange il quale non ha saputo cosa dire se non che si aspettavano che altri lo facessero.
Il lettore si è pure detto scettico sull’evoluzione del capitalismo che pare non saper uscire dall’impasse.

Ovviamente è impossibile dare una risposta con esattezza e nemmeno con una certa approssimazione, anche perché le cause sono state parecchie; per citarne qualcuna: la facilità di concedere mutui negli Sati Uniti anche a persone che non garantivano il sicuro rimborso. E qui l’amministrazione americana ha le sue colpe perché ha favorito, se non incoraggiato, la concessione dei muti a rischi o sub-prime. Poi l’ingordigia degli istituti di credito che si sono passati l’un l’altro pacchetti considerevoli di mutui, dilatando così un fenomeno perverso.

Insomma la globalizzazione che in molti casi ha permesso l’apertura dei mercati e maggiori opportunità di business, in questo caso è stata come la peste che si è sparsa ovunque.

Una risposta sugli economisti però possiamo darla: essi sanno spiegare egregiamente a posteriori quel che non hanno saputo prevedere a priori e la risposta che la Regina d’Inghilterra si è sentita dare lo dimostra.
Sul capitalismo, in rapporto alla presente crisi, sono già stati scritti dei volumi e non son certo poche righe che possono descrivere un fenomeno in divenire. Ritengo che ad esso si possa adattare il detto di Chuchill sulla democrazia: “la peggior forma di governo dopo tutte le altre”. Il capitalismo ha permesso lo sviluppo di molti paesi, incoraggiando lo spirito di intrapresa dei singoli.

Già Adamo Smith, un filosofo non un economista, aveva scritto circa due secoli fa una frase che spiega in due parole la natura dell’allora nascente capitalismo: ”non sarà dalla generosità del macellaio o del droghiere che avrò la mia cena, ma dalla loro capacità a fare i propri affari”. Facendo un balzo in avanti sino alla prima metà del secolo scorso, troviamo un’altra frase celebre e paradigmatica. La si deve all’economista Joseph Schumpeter il quale disse che il capitalismo “avanzava a colpi di demolizioni creatrici”. Ed infatti i balzi in avanti delle economie dei paesi capitalistici si sono sempre baste sull’innovazione che ha permesso di produrre di più a costi sempre più bassi, sostituendo i precedenti sistemi obsoleti con le ultime novità.

Questa ricetta vale ancor più oggi ed è forse l’unica via da intraprendere per uscire dalla situazione attuale, ovviamente col tempo necessario.

Lo scandalo degli stipendi dei banchieri
In un altro articolo ho scritto che in Italia di banchieri puri ve n’è solo uno, Sella, presidente dell’omonima banca che fu fondata negli anni settanta dell’ottocento dal suo antenato Quintino Sella (l’unico ministro italiano che presentò in pareggio il bilancio dello Stato) e da suoi cugini.
Gli altri come i vari Geronzi, Salvatori, ecc. sono ex bancari che hanno fatto carriera.

Caratteristica comune a tutti questi grandi manager di banca diventati consiglieri delegati o presidenti di istituti è quella di avere stipendi enormi, un insulto a chi sbarca a stento il lunario. Alcuni esempi relativi ai redditi 2007: Matteo Arpe (ex Ad di Capitalia) 37 milioni di euro; Cesare Geronzi (ex presidente di Capitalia ed ora presidente di Mediobanca) 24 miloni di euro; Alessandro Profumo (Ad di Unicredit) 9,5 milioni di euro. Mi fermo qua perché viene il nervoso, comunque tutti gli altri “grandi” (Passera, Bazoli, Galateri, ecc) non hanno preso meno di 10 milioni di euro a testa.

Interessante però osservare com’erano gli stipendi qualche decennio fa. Un giornale ha pubblicato una lista paga dei dipendenti della Cassa di Risparmio di Modena del 1928. riproduco alcune voci con tra parentesi la cifra rivalutata in euro attraverso i coefficienti Istat.

Il direttore generale Dr. Comm. Rodolfo Sola percepiva al mese lire 3.015,33 (euro 2.405), il cassiere Salvioli Gino prendeva lire 1.281,66 (euro 1.021) il fattorino Silingardi Giuseppe prendeva lire 952 (euro 759) ed infine il secondo portinaio Bonacini Armando, lo stipendio più basso, lire 770 (euro 614).

Da allora ad oggi di strada nelle retribuzione ne è stata fatta, ma solo ai vertici. Questi stipendi o emolumenti che dir si voglia, assieme a quelli degli altri grandi manager di aziende (che però hanno responsabilità o rischi maggiori) e a quelli dei calciatori, rappresentano le grandi aberrazioni della nostra società civile e sono esempi negativi per chi ha un reddito fisso che sale solo con gli scatti di anzianità o contratti collettivi.

Ma è meglio non continuare perché se guardiamo notai, avvocati, commercialisti ed i professionisti in genere, pur non arrivando in media alle cifre bancarie, sono ben posizionati. Un amico si è visto alcuni giorni fa recapitare una lettera da un legale per una controversia condominiale del valore di settecento euro. A questa cifra era allegata la richiesta di altre novecento euro per spese legali! Non c’è più religione.

(Vè), Che Banca
Mediobanca è entrata nel mercato nazionale con un suo istituto che ha chiamato “Che Banca”, pubblicizandolo su giornali e televisioni. E’ pensabile che il nome voglia evocare un’affermazione positiva, quasi un’esclamazione di assenso.

Ma, vista in negativo, potrebbe anche avere un significato poco lusinghiero. Era meglio se i soloni del marketing che hanno individuato, dopo lunghi “Brain Storms”, il nuovo logo l’avessero chiamato “Vè, Che Banca”. Non vi sarebbero stati equivoci.

Rubo l’idea ad un noto cardiologo cittadino che, assieme ai suoi generi acquista ogni anno alcune damigiane di vino in Veneto, l’imbottiglia e l’etichetta con la dicitura “Và che vino!”.

Le comunità africane di Parma ai Cittadini di Parma

Siamo i rappresentanti di molte comunità africane presenti sul territorio di Parma, e ci teniamo a dire che consideriamo Parma come nostra seconda Patria. Affermiamo la nostra fedeltà e la nostra lealtà verso la città che ci ospita. Purtroppo dobbiamo constatare che l’immagine che alcuni cittadini di Parma hanno di noi immigrati è distorta da pregiudizi.

Vorremo presentarci alla cittadinanza:

Siamo i “negri” “immigrati” “extracomunitari” “clandestini” “quelli di colore “africani” che col loro lavoro nei salumifici, nei caseifici, nelle aziende metalmeccaniche sostengono il settore agroalimentare che viene considerato l’eccellenza di Parma. Ci prendiamo cura dei vostri anziani.

Siamo coloro che, in gran parte, puliscono i vostri condomini e i vostri uffici. Considerate che molte aziende nei settori del commercio, del trasporto, dei servizi, dell’artigianato sono gestite direttamente da immigrati.

Col nostro lavoro paghiamo tasse a sostegno della vostra economia e versiamo contributi che permettono il pagamento delle pensioni ai lavoratori anziani italiani. Affidiamo i nostri risparmi alle vostre banche. Affidiamo, soprattutto, i nostri figli alle vostre scuole: molti sono gli immigrati che frequentano le vostre università. Ci adoperiamo per fare conoscere meglio la nostra cultura attraverso iniziative come “l’Ottobre africano”, feste multiculturali, manifestazioni musicali, cinematografiche, gastronomiche…. rispettiamo tutte le varie sensibilità politiche, pur non identificandoci (come comunità) in nessuna di esse.

Con tutto questo abbiamo sempre cercato di integrarci rispettando i valori e la cultura di Parma.

Emmanuel Bonsu è stato calpestato mentre esercitava il suo diritto-dovere di studente.

Non vogliamo comunque più essere il capro espiatorio di situazioni di disagio della società italiana(e di Parma, soprattutto) non imputabili alla nostra immigrazione.

Non vogliamo competere con i cittadini di Parma, vogliamo solo essere messi in condizione di poterci realmente confrontare. Condanniamo ogni forma di razzzismo e di xenofobia.

Adesso anche noi abbiamo paura e chiediamo maggior tutela per  noi e per il futuro dei nostri figli.

Esponenti delle comunità di Parma che aderiscono all’Appello:

Comunità del Senegal, del Burkina Faso, della Nigeria, della Costa D’Avorio, Eritrea, Ghana, Camerun, Mali,Sudan,Congo.

RECUPERO E RICICLO: SPUNTI PER LA STRATEGIA “RIFIUTI ZERO”

Cosa succede ai rifiuti che vengono indirizzati ad un impianto come quello di Vedelago?

La scorsa settimana vi abbiamo illustrato i danni irreversibili che gli inceneritori procurano all’ambiente, all’industria alimentare e alla nostra stessa salute. Questa settimana vogliamo invece presentarvi in dettaglio i vantaggi di un impianto di recupero e riciclo come quello di Vedelago in provincia di Treviso. Il centro seleziona e lavora circa 22.000 t/a di frazioni secche riciclabili, essenzialmente plastica, vetro, alluminio, pari a 80 t/giorno medie. Le frazioni secche riciclabili corrispondono a circa un milione di abitanti equivalenti serviti.

Di tutti i materiali conferiti nel centro solo lo 0,34% viene inviato al recupero energetico (termovalorizzatore), tutto il restante materiale viene recuperato e inviato ad impianti di riciclo sia in Italia che all’estero, soprattutto in Olanda, Germania, Austria, Slovenia, etc.

Lo smaltimento è stato ridotto drasticamente grazie all’avvio di un nuovo impianto che lavora anche gli scarti della selezione dei rifiuti urbani e aziendali, producendo una sorta di “granulato” o “sabbia” sintetica, che viene venduta ad aziende locali del settore dello stampaggio delle materie plastiche e nel settore dell’edilizia nelle miscele di calcestruzzo e per manufatti in cemento. Le industrie per lo stampaggio di manufatti utilizzano il granulato totalmente o in miscela con altre matrici plastiche per produrre panchine, basi per sedie da ufficio, bancali, fioriere, casseri, etc.

In edilizia, in sostituzione della sabbia e degli inerti, il granulato viene inserito nelle miscele in uso per la realizzazione di manufatti edili, massetti o cordoli stradali, pali, o in miscela negli asfalti, e per altri utilizzi. Tutti i manufatti realizzati con utilizzo del granulato oltre a conferire ai manufatti caratteristiche migliorative, sono riciclabili o inseribili anche in altri cicli produttivi.

L’azione di riciclo di impianti come quello di Vedelago è quindi vicina al 100%. Se, al posto dei costosi ed inquinanti termovalorizzatori, fossero costruiti impianti simili a questo, in tutta Italia si potrebbe raggiungere il fatidico obbiettivo di “Rifiuti Zero”. Tutti gli imballaggi e i rifiuti di qualsiasi natura potrebbero essere recuperati e restituiti a nuova vita, evitando di consumare le risorse del nostro pianeta (che non sono infinite) e di soffocare la terra con materie che non si dissolvono in natura, ma che anzi la inquinano. Come abbiamo dimostrato in questo articolo non esiste alcun “problema rifiuto” poiché come ci insegna la fisica, nulla si crea nulla si distrugge tutto si trasforma.

Vogliamo inoltre focalizzare il fatto che il Centro Riciclo Vedelago S.r.l. è una azienda privata che non ha usufruito di finanziamenti pubblici ma ha impiegato inizialmente capitali propri e reinvestito gli utili prodotti in azienda. Nel percorso di valorizzazione dei rifiuti ha privilegiato la qualità della selezione a beneficio anche dell’occupazione passando da 4 addetti iniziali ai 58 attuali. Il percorso di crescita (dal 1997 ad oggi) è stato segnato da un costante impegno nella RICERCA, nello STUDIO e nella SPERIMENTAZIONE oltre che una puntigliosa informazione alla cittadinanza partendo dalla SCUOLA con il proprio Progetto: Educare allo sviluppo sostenibile.

L’educazione degli utenti infatti il punto fondamentale e di partenza di tutto il sistema di recupero e riciclo. Sensibilizzare le persone ed istruirle su come raccogliere i rifiuti da recuperare, permette un recupero pari al 100%. Andrebbero inoltre messi fuori leggi quegli imballi che non sono riciclabili e si dovrebbe incentivare la pratica di acquistare prodotti alla spina.

Chiunque volesse approfondire queste tematiche potrà andare sul nostro sito: beppegrillo.meetup.com/69/it/ e seguire o partecipare alle nostre attività.

Meetup Beppe Grillo Parma